martedì 30 settembre 2008

Ganza, questa cosa delle polìs

Per farla veramente breve, che già ho accennato ieri alla cosa. Ho scoperto che mica la posso votare tanto semplicemente, Giulia Innocenzi. Servono le firme per candidarsi.
E allora mi sono detto: su filosofia, sistema e modalità delle primarie del Pd, sono totalmente d'accordo con lei. E lei, a differenza di me, si è sbattuta per raccogliere firme, rompere i maroni e tutto il resto.
Sai che succede, io le do una mano.
Insomma. Mi sono trovato a provare in modo attivo (su scala minuscola, tuttavia convinta) quella cosa di cui si parlava già in Grecia millenni fa che oggi conosciamo col nome di democrazia.

Di quelle cose che scarichi il modulo dal sito del Pd, poi vai dai conoscenti e rompi i maroni e dici: dai, firma, no!... E quelli firmano.
Alcuni ti dicono no guarda, a me non interessa. Pazienza, rispondi.
Poi fai la ricarica al telefonino e spendi qualche euro per beccarti con gente potenzialmente interessata ma che magari non incontreresti facilmente prima di giovedì sera, quando spedirai il fax.
Capiamoci, roba che in confronto le lacrime nella pioggia sono una guerra termonucleare globale.
Però oh, hai visto mai.

lunedì 29 settembre 2008

Blame it on the guinness. Un post per quei pochi

Pare che non sia così semplice calcolare l'esatto numero di copie vendute da Thriller. Le stime vanno dai 47 ai 108 milioni. Il Guinness parla di 65. Link, link e link.

Cina vicina e cambi shimano

La benzina inizia a costare talmente tanto, in USA, che il mercato delle bici (sia tradizionali che elettriche) va alla grande. Lo dice Wired, qui.

Ottimismi

Qui Francesco Giavazzi ha scritto un articolo su quel che di buono c'è, nelle grandi crisi economiche.

Follow the leader

Tra le varie tristezze che suscita il Pd recentemente, una cosa che restituisce entusiasmo c'è. Una persona, più che una cosa.
Si chiama Giulia Innocenzi, è attivista dell'associazione Luca Coscioni e a un certo punto ha deciso di candidarsi alla primarie dei giovani del Pd. Sulle prime ha incontrato diverse rogne e stupidità burocratiche, alle quali ha risposto dannandosi l'anima e sollevando un vespaio pazzesco, smascherando anche un certo clientelismo alla base dell'organizzazione delle primarie. Ha ottenuto il rinvio e si è guadagnata una buona fetta di popolarità facendo la cosa giusta.
Il 17 e 18 ottobre ci sono le primarie dei giovani democratici.
Io la voto.
Qui c'è il suo blog.

sabato 27 settembre 2008

Che cazzo c'ho, con quelli come te

Brusco, retorico e uscito di fretta. Post sulle Pornoriviste, del resto. E notare l'ora.

Ad esso, cioè il concerto, assisto senza volerlo davvero. E' che c'erano in ballo degli amici ed ero lì, a fare un po' di felice casino mentre loro suonavano. E' che non sapevo cosa fare, la birra costava troppo e allora mi sono messo a guardarti suonare dal vivo.
E non mi va di fare l'ipocrita, snocciolando sociologia da due soldi, addossandoti la colpa di fare il punk confezionato coi fighetti, di elargire messaggi di protesta con i quali ti paghi la palestra in cui ti tiri il bicipite. Quello è il meno, conta zero e sono fatti tuoi.
Ancor meno ti do addosso perchè sei un musicista appena accettabile e te la meni da duro vero, quando a un gruppo come questo, per dire, dovresti almeno pregare di poter allacciare le stringhe delle scarpe. Fai cose schematiche, con melodie e coretti al loro posto e qualche testo che dà la carica e senso di appartenenza. Appartenenza a che cosa non lo so, ma come dite voi, noi facciamo quel cazzo che vogliamo. E quindi appartenete a quel cazzo che volete, credo. Ma comunque, sono mica le canzoni, il vero problema.
Ti do addosso perchè mentre ti godi la fortuna di stare sul palco a cantare canzoni che la gente canta insieme a te, fai lo stronzo arrogante che la sa più lunga di noialtri di là dalle transenne. Perchè mentre fai il tuo pezzo più famoso un fan ti sale sul palco, canta la strofa del tuo pezzo più famoso e tu gli dici, sprezzante e tamarro: "Oh, ma come cazzo canti?"
Perchè fra una canzone e l'altra tiri una schitarrata, ti muovi da cinghiale in discoteca e butti lì un "Iscrivetevi a economia e commercio in Bocconi, scegliete la strada vincente" col tono di chi ha capito come gira 'sto mondo di merda e si prende la briga di dirglielo, agli sfigati che stanno dall'altra parte.
Perchè mentre canti, fra l'altro, canzoni dai testi sentimentali e romantici, vendi il tuo cinismo sciatto dalla fronte piccola pensando di essere stato l'unico sveglio abbastanza da fare affari col mondo.
Magari poi, non sei davvero così e sul palco reciti la tua parte come tutti. E' che nessuno te l'ha chiesto, di fare lo squalo della finanza fra i rimasugli punk della provincia di Bergamo.
E arrivati al caffè hai rotto i coglioni.
Il resto, mon Dieu, sono i gusti della gente.

venerdì 26 settembre 2008

Cercare di dire quasi la stessa cosa/2


Ben Bernanke e Henry Paulson, rispettivamente presidente della Federal Reserve e Ministro del Tesoro americano, hanno fatto pressioni al Parlamento americano per l'autorizzazione di un prestito di 700 miliardi di dollari, in soccorso alle istituzioni finanziarie.
Nonostante il vertice del Parlamento abbia resa nota la volontà di appoggiare il piano, i suoi membri ordinari stanno protestando contro quella che è stata definita la più grande sovvenzione nella storia americana. Ma quanti sono 700 miliardi di dollari?

Un sacco, o non così tanti. Gli Stati Uniti hanno circa 300 milioni di abitanti oggi, quindi la sovvenzione equivale a circa 2300 dollari a persona. E' più o meno quello che abbiamo pagato, in media, per benzina e gas nel 2006 (2267 dollari) e poco meno della pressione fiscale media procapite (2342 dollari).

Al di là delle medie, 700 miliardi di dollari equivalgono a circa 12 Bill Gates. Il valore totale dei 400 di Forbes (lista dei 400 americani più ricchi, ndgeffe) ammonta a 1570 miliardi di dollari, cioè più del doppio del costo dell'intervento richiesto al Congresso.

Titanic è stato uno dei film più trionfali di sempre al botteghino, e ha raccolto 1,8 miliardi in tutti il mondo. James Cameron dovrebbe fare circa 381 film alla Titanic per coprire i debiti di Wall Street. Secondo i Centri di controllo e prevenzione delle malattie, nel 2000 il costo annuale dell'obesità negli Stati Uniti era di 117 miliardi, più o meno un sesto del prestito, ma la cifra è stata contestata.

Se il governo federale travasasse il PIL della Florida, si potrebbe coprire la sovvenzione. Inavdere i Paesi Bassi sarebbe un buon consiglio, visto che l'anno scorso il loro Prodotto Interno Lordo ammontava a 768,7 miliardi di dollari. Ma, chiaramente, l'invasione costa un sacco di soldi. Nel 2003, l'amministrazione Bush dichiarò al Congresso che la guerra in Irak sarebbe costata tra i 60 e i 100 miliardi dollari, ma ci sono stime secondo cui, fino a oggi, siano stati spesi circa 600 miliardi. Se il Tesoro dovesse ricevere autorizzazione dal Congresso per prestare 700 miliardi, il debito nazionale salirebbe solo del 7%. Oggi, gira attorno a 9600 miliardi di dollari.

Facciamo finta che Slate (giornale online da cui dico quasi la stessa cosa di quest'articolo, ndgeffe) facesse pagare ai suoi inserzionisti 30 dollari per 1000 annunci pubblicitari, cioè la tradizionale cifra industriale (qui non mi torna tutto, ndgeffe). E immaginiamo per un secondo che, per coprire l'uscita del prestito, il governo federale decidesse di nazionalizzare Slate. Avremmo bisogno che i nostri lettori visitino abbastanza pagine per vedere 23.300 miliardi di banner prima che a Washington siano soddisfatti.

Per una prospettiva storica, considerate che il piano Marshall, costò agli USA circa 13 miliardi di dollari. Ovviamente, nel 2008 sono più di 100 miliardi. E Niall Ferguson ha proposto una stima secondo cui, in riferimento all'attuale PIL USA, sarebbero 740 miliardi.

Infine, in termini apocalittici, 700 miliardi non sono poi chissà che. Se non si farà nulla per cambiare il modo in cui finanziamo il sistema di previdenza sociale, le riserve del fondo fiduciario saranno esaurite nel 2041. Questo significa che, fra 75 anni, nelle casse della previdenza ci sarà un deficit di 4.300 miliardi di dollari, ovvero circa sei volte il prestito.

Secondo il rapporto Stern (firmato dall'ecnomista britannico Nicholas Stern) i mutamenti climatici globali potrebbero costare al pianeta 9.000 miliardi di dollari (quasi 13 prestiti) se non ci si dedica al problema entro i prossimi dieci anni.

[E' venuta un po' così, e ho scelto anche un articolo piuttosto breve. L'articolo originale è pieno di link (toh, il web ti permette di citare le fonti!...) e se vi interessano l'ho linkato l'originale nel titolo lassù; ndgeffe]


Cercare di dire quasi la stessa cosa

Essenzialmente, è una cosa di abitudine. Abitudine, ritorno di utilità al sottoscritto e un filo di senso economico.
C'è che qualche anno fa ho comprato un libro che si chiama "Advanced learner's english dictionary" edito dalla Collins Cobuild. Un vocabolario d'inglese, monolingua. L'ho pagato diversi cicci e l'ho usato due volte in tutto. Ma proprio due volte.
E allora no. Allora unisco l'utile al dilettevole.
So che può infastidire il fatto che in questo blog ci siano link ad articoli in inglese, senza lo sputo di più di una riga di riassunto. E che non si tratta tanto, per chi legge, di superare lo scoglio della lingua, ma di avere tempo e voglia di farlo. E allora lo faccio io, via.
Se Fonzie ha saltato lo squalo, io supero lo scoglio. (Non c'entra niente, la cosa dello squalo, almeno con l'attività in questione, ma mi sembrava un buon gancio.)
Servizio, il mio, che verrà erogato ogni tanto, eh. Tipo ogni 10 giorni. E magari non tutto l'articolo, che sopra Varese la prendono per la lunga, molto spesso.
E così, per parafrasare Umberto Eco, cercherò di dire quasi la stessa cosa. Comincio fra un attimo.

Safranfoerismi

Spinto dal post di Nich, volevo scrivere qualcosa su Jonathan Safran Foer. Poi girando su Slate ho trovato quest'intervista. E' in inglese, ma si capisce tutto piuttosto bene.

E diciamolo

Sapete che c'è? Al di là del testo banalotto e la strambezza del "fuck you", gli scambi vocali fra J Ax e Paola Turci mi piacciono parecchio. Soprattutto verso la fine.