giovedì 31 dicembre 2009

E buon anno

Se avete voglia di leggere qualche classifica sul 2009, qui ce n'è a carrettate.

martedì 29 dicembre 2009

E' lupus

Siamo quasi a 130 puntate di House.
Ogni volta una malattia rarissima (o due contemporanee) a tormentare la vita del paziente e migliorare quella del dottore zoppo e tossico che non sbaglia mai.
Possibile che la sceneggiatura di ogni puntata tenga? Che dal punto di vista medico tutte quelle nozioni stiano in piedi?
Con lo scopo di rispondere a queste domande, qui hanno deciso di spiegare, puntata per puntata, quando che sì e quando che no.

lunedì 28 dicembre 2009

La versione di

Sinceramente, onestamente: secondo me Christian De Sica è un tizio intelligente. Lasciamo da parte il suo lavoro e il personaggio che si è ritagliato: l'ho visto in Tv diverse volte, soprattutto da Fazio. Ho trovato molto piacevoli le sue chiacchierate e molto interessanti gli aneddoti che raccontava.
Sul Corriere di oggi, c'è una sua intervista.
Nei giorni scorsi, c'è stata un po' di polemichetta molle su Natale a Beverly Hills e sui presunti finanziamenti pubblici ricevuti. A giro finito, pare non siano esattamente finanziamenti, ma un credito d'imposta sugli incassi da riscuotere in futuro per produrre altri film.
Ma comunque.
Nella sua intervista, Christian De Sica dice una cosa sensata ancorchè parziale ("Il famigerato cinepanettone mantiene l’intero cinema italiano"), diverse banalità (il ruolo del critico cinematografico, il "problema" della volgarità dei suoi film, il commento sulla statuetta tirata al Cav) e una gigantesca stronzata, sulla quale mi voglio soffermare, perchè è relativa a un discorso teorico sull'arte che ritengo essenziale.
Eccola: Il punto è che il film di Natale è lo specchio dell’Italia di oggi.

Di questo parliamo: dell'idea di riproduzione e dell'idea di rappresentazione.
Il film di Natale è lo specchio dell'Italia di oggi? Irrilevante.
Intanto, bisognerebbe mettersi d'accordo su cosa diavolo sia, l'Italia di oggi. E anche se ci fossimo accordati (Chi? Noi italiani? Metterci d'accordo? Su cosa? Sulle bandiere che sventolano il 25 aprile? Appunto, pedalare), il tema resterebbe irrilevante.
Può esserlo come non esserlo, come esserlo in parte. Uno può fare il discorso sociologico e dire che un po' sì, può fare l'analisi del testo e dire che nemmeno per idea, può avere dei dubbi e dire mah.
Quel che trovo insopportabilmente sbagliato, nella riflessione di De Sica, è il cinismo strabordante che la sostiene. Cinismo che, attenzione al numero, al tempo stesso viene celebrato dalla riflessione stessa.
[Naturalmente, per cinismo non intendo la visione disincantata della vita, ma l'accettazione presuntuosa e rallegrata di questo disincanto. Intendo il conformismo, insomma, nella sua più vistosa versione contemporanea.]
De Sica dice, parafrasando alla bancone del bar: "l'Italia di oggi? Robetta. Io artista che faccio? Celebro la robetta, mi rotolo nel fango in cui giace, ripeto la stessa battuta da decadi, me la cavo con un po' di commedia degli equivoci, con due tette e con un negro che parla male l'italiano; quindi non rompete le palle che io faccio soldi a palate e sono lo specchio della realtà."
Troiate.
[Occhio che prendo una curva alla Umberto Eco]
La sopravvalutazione e l'elevazione del cinismo (e del sarcasmo, suo fratellastro) alla stregua di una condotta morale artisticamente degna (e quindi degnamente rappresentabile) è uno dei grandi flagelli culturali degli ultimi anni.
Perchè il cinismo e il sarcasmo sono nelle cose.
La vita, talvolta, è cinica; la relazione che si stringe fra le cose che ci succedono, talvolta, è sarcastica.
L'artista, essendo, come dire, un uomo, conosce questo cinismo e frequenta questo sarcasmo. Ma se è un artista, anzi se è un grande artista, fa un passo a lato, rispetto alla pochezza intrinseca alle cose del mondo.
[Qui invece faccio il volo alla Luciano Ligabue, perdonatemi se potete]
Quando ha a che fare col cinismo, il grande artista si sposta di un metro, lo lascia colpire a vuoto e poi gli dà un pugno nei fianchi.
Il grande artista non fa parlare il cinismo: lo mette in mostra. Non esalta il sarcasmo, lo rappresenta. Rappresentandolo, raccontandolo, lo smonta e lo rimonta come vuole e ne tira fuori gli elementi che preferisce: poi c'è il pubblico, che solitamente si fa un'idea.

Inizio pippotto: uno dei più grandi scrittori del diciannovesimo secolo, Oscar Wilde, ha dato vita ad alcuni dei personaggi di finzione più cinici e tronfi che si ricordino (Lord Wotton, Lady Bracknell, Lady Windermere) ma non si sarebbe mai sognato di celebrarne la moralità: basta leggersi Il ritratto di Dorian Gray o L'importanza di chiamarsi Ernesto.
Da bravissimo deformatore qual era, Wilde metteva in scena il cinismo e l'arroganza di chi la sa lunga, di chi ha sempre la battuta pronta, e attraverso l'intrecciarsi delle vicende mostrava piuttosto esplicitamente (pur senza metterci davvero il becco) quale sarebbe stato il traguardo di quel cinismo, e quali le soddisfazioni ottenute grazie ad esso.
A conclusione del parallelo, che poi Oscar lo lascio riposare come si merita, uno dei suoi aforismi più celebri (e il mio preferito) è: Chi è un cinico? Un uomo che conosce il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna. Fine pippotto.

Sto forse dicendo che De Sica e Parenti dovrebbero imparare da Wilde bla bla? O che il cinema basso contro il cinema alto, Bergman Vs Terminator bla bla bla?
No, sto dicendo che ci sono diversi modi di rappresentare i difetti della società in cui si vive; che De Sica, cercando un'autogiustificazione con la stronzata dello specchio della realtà, si propone come fuoriclasse dell'Italietta di cui parla nell'intervista.
Perchè non ne contesta la pochezza, non ne evidenzia la meschinità, ma la copiaeincolla, la mette in vetrina e le dà un megafono per urlare più forte; perchè fa della mediocrità un merito, della prosaicità un vanto e del cinismo una virtù: e facesse almeno non dico sorridere ma provocare un movimento delle labbra e un cambiamento dell'espressione facciale sufficienti da suscitare nel prossimo il sospetto che forse sì proprio lui sta sorridendo, porcaputtana, mi farebbe incazzare un filo meno.

mercoledì 23 dicembre 2009

America

Dal blog di Christian Rocca:

Per dire come siamo messi

L'ultimo dibattito dell'anno, a sinistra, ruota attorno al concetto di inciucio.
Posizione personale breve: ha ragione D'Alema.
Posizione personale lunga: l'inciucio è un trucco dialettico messo su da antiberlusconiani incalliti, convinti che nessun compromesso (cioè nessun tentativo di cambiare le cose) sia accettabile, e che solo la scomparsa del Cav dalla politica sia un risultato per cui valga la pena trattare. E' uno sgambetoo retorico messo su da persone la cui capacità di elaborare una strategia politica efficace non è mai stata messa alla prova, dato che dire "no" -sempre e comunque- è l'unica cosa che hanno dimostrato di saper fare.
Posizione personale sbrigativa: chi esprime l'idea di inciucio con tono dispregiativo e un po' indignato rappresenta il peggio della politica, vende un'idea di istituzione modellata su quella di liceo occupato scritto con la kappa e la "A" di anarchia; e la deve piantare.

martedì 22 dicembre 2009

They, the people

Ogni tanto, io e gli amici miei parliamo degli stati del mondo, e delle persone che li abitano. Più precisamente, degli stati del mondo e di quante persone li abitano.
Solitamente, il nichilista la sa più lunga di noialtri, anche grazie all'ottima abitudine di sfogliare l'atlante per il solo gusto di passare il tempo.
Io me la cavo, ma ogni tanto sparo la cazzata. Tipo una volta sugli abitanti dell'Australia: gliene avevo attribuiti 60 milioni, o una cosa così.
E mi ricordo anche una discussione sul numero degli abitanti dell'Inghilterra: non ricordo quale fosse il numero in ballo, ma mi ricordo che io e Nich avevamo ragione e Gio no.

Per tirare un po' d'acqua al mio mulino, da qualche anno, ogni volta che si parla di Stati Uniti e persone che li abitano, parte la menata:

Interlocutore a caso: gli USA avranno, quanti abitanti? 260 milioni? (O 250, o 270, dipende)
Geffe: no, di più: 300 milioni.
Interlocutore a caso: no, son troppi. Sicuro?
Geffe: sì. Ho anche visto una puntata di Otto e mezzo qualche anno fa, a proposito del primo censimento che ne ha contati 300 milioni.

Ecco, qui c'è la pagina ufficiale della statistica: nel frattempo, sono aumentati.

ps: La cosa impressionante è aprire la pagina, lasciarla lì un po' e poi aggiornare. Molto probabilmente, e soprattutto se in USA non è notte, il numero visualizzato cambia. E ok che è un calcolo basato su dati statistici, ma l'effetto è una botta: persone che nascono, persone che muoiono.

lunedì 21 dicembre 2009

Tanto per

A Repubblica rilanciano la cosa delle classifiche su libri, film e dischi pubblicati nella decade che sta finendo. (Che poi, adesso che ci penso, i discorsi che si facevano nel 1999 sul fatto che il terzo millennio sarebbe cominciato nel 2001 e non nel 2000 -per via dell'assenza dell'anno zero- valgono ancora oggi, no?)
Un po', così, velocemente, direi che fra i libri citerei Io non ho paura di Niccolò Ammaniti, Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Froer e Soffocare di Palahniuk.
Film: senz'altro Dogville di Lars Von Trier, Mulholland Drive di David Lynch, Memento di Christopher Nolan (mi è piaciuto da matti, che vi devo dire?) e Se mi lasci ti cancello di Gondry (il cui titolo originale è decisamente migliore: Eternal Sunshine of a Spotless Mind).
Dischi... direi il primo dei Gorillaz, Illinoise di Sufjan Stevens, American Idiot dei Green Day e il primo dei Vampire Weekend.

Otto anni, bella idea

Living My Life Faster - 8 years of JK's Daily Photo Project from JK Keller on Vimeo.

venerdì 18 dicembre 2009

Senza se e senza ma

L'anno scorso, è stata una delle cose più innovative ed efficaci della comunicazione sul web. Diego Bianchi, Zoro per gli internettari, faceva video divertenti, intelligenti e ironici.
Ho scritto "faceva" perchè quest'anno la qualità del suo video mi sembrava complessivamente più bassa. Volevo anche scrivere due righe di post, su quella che mi sembrava un'involuzione, ma poi mi sono detto chissenefrega.
E meglio così: l'ultimo è un capolavoro. Non fa molto ridere, ma l'idea che lo tiene su è la critica definitiva alle vagonate di retorica che abbiamo dovuto sciropparci negli ultimi giorni: bravo Zoro.



Metafora fotografica: