lunedì 15 settembre 2008

Hanging around

Non si celebrano mai abbastanza, le newsletter.
Io le trovo un servizio di grande utilità. Non sono uno degli elementi più affascinanti e rivoluzionari del web, ma l'idea che ti arrivino via mail aggiornamenti su cose che ti interessano suona sempre abbastanza bene.
Fra le newsletter a cui sono iscritto c'è quella di Nessuno tocchi Caino.
(Inciso: se percepissi un reddito e avessi un cinque per mille da destinare a qualche benefattore là fuori, loro e Emergency se la giocherebbero un anno sì e un anno no.)
La newsletter di NTC arriva il sabato mattina, di solito. Non fa molto più di una cosa sola: riportare tutti i casi settimanali di pene capitali comminate nel mondo. Cina, Iran e Arabia Saudita ricorrono molto, ma anche il Vietnam non scherza. Gli USA ci sono poco.
Poco fa ho visto l'ultima newsletter. La leggo con un paio di giorni di ritardo, faccio per cestinarla quando da qualche parte nella mia corteccia cerebrale suona l'allarme e rileggo la prima notizia: in Giappone sono stati impiccati tre sessantenni, colpevoli dell' omicidio di una diciannovenne.
Tutto 'sto post, in fondo, per dire una cosa che probabilmente lascia anche meno del tempo che trova: neanche sapevo fosse in vigore la pena di morte, in Giappone. E che vadano di cappio al collo, capirete, non è di gran consolazione.

[Prima di pubblicare il post, ho fatto un giro su Wikipedia per vedere che si dice sulla questione. Due cose notevoli, delle quali questo articolo è segnalato come fonte. Uno, l'opinione pubblica giapponese è largamente favorevole alla pena di morte: nel 1999 un sondaggio ha rilevato l'80% dei sostegni da parte degli intervistati. Due, nel 2003 un pubblico ministero (o il suo equivalente nipponico, chissà come lo chiamano) di Tokyo è riuscito a ottenere l'impiccagione dell'imputato presentando al giudice una petizione firmata da 76.000 cittadini. Ecco, poi si può discutere una vita e si può passare da baciapile ad atei irremovibili con tutte le sfumature di mezzo. Ma su questioni di derivazione umanitaria come questa una tirata di vento di cultura cristiana non ci starebbe male.]

6 commenti:

S. Weil 3°B ha detto...

Lasciamo perdere Emergency e il suo Chiaroscuro Gran sacerdote..in quanto alla pena di morte, bhè penso che se facessimo un referendum in Italia nn ci discosteremmo tanto da quei dati. Altro che cultura Cristiana...Chandala!

GF ha detto...

Strada piace poco anche a me, ma Emergency salva vite che nessun altro salverebbe. Se vuoi ci buttiamo su medici senza frontiere...
Sul referendum italiano, potresti avere ragione: in effetti di cultura cristiana, nell'accezione a cui penso io, ce n'è poca anche qui... (mi riferisco a questioni tipo immigrati e giustizia)

Nich ha detto...

Che significa? Che la cultura cristiana un po' è da prendere un po' è da lasciare? E che in Italia ci sarebbe (perchè ce n'è e eccome) quella puritana e conservatrice? Non credo. Cosiccome non credo che il "chandalismo romano" sia l'unica strada percorribile verso una maggiore affermazione di principi umanitari sani. Perchè non promuovere un qualcosa che prenda corpo dalla società civile invece che dalle Chiese?

GF ha detto...

Io non voglio promuovere nulla che arrivi dalla Chiesa, ci mancherebbe. E che si pensi alla chiesa quando viene tirata in ballo la "cultura cristiana", per quanto questo binomio inizi a diventare stucchevole, è poco di buono.

S. Weil 3°B ha detto...

sottoscrivo il litta e fumo in quanto a Medecins Sans Frontieres!

Nich ha detto...

Quello che dici è vero. Mentalità cristiana e chiesa troppo spesso vengono confuse. Ma anche nella prima, stai certo, si celano le grinfie del Vaticano.