giovedì 26 novembre 2009

Pornographicus

Probabilmente, quando cliccherete la voce (qui) qualcuno l'avrà sistemata. Sulla versione inglese di Wikipedia, in ogni caso, si sono inventati una poesia di Catullo, e hanno pubblicato la trascrizione del componimento. Fa così:
I'm gonna fuck you guys up the ass and shove my cock down your throats,
yes, you, Aurelius—you fucking cocksucker—and you too, Furius, you faggot!
Just because my verses are tender doesn't mean
that I've gone all soft. Sure, a poet should focus
on writing poetry and not on sex; but does that
mean they can't write about sex? If a poem is
in good taste, well-written and erotic,
it can give massive boners to hairy old men,
not just to horny teenagers. You think I'm a sissy
just because I write about thousands of kisses?
I'm gonna fuck you guys up the ass and shove my cock down your throats!

Fiorivi, sfiorivano le viole

Non male la lista dei grossi morti del rock di Nico, ma la mia opinione personale è che nessuna lista è completa, quando esclude Rino Gaetano:

Purtroppo la carriera di Rino Gaetano si interruppe tragicamente con la sua morte, avvenuta a soli trent'anni, in un incidente stradale avvenuto a Roma il 2 giugno 1981. Pochi giorni prima era rimasto coinvolto in un altro scontro dal quale ne era uscito miracolosamente illeso: la sua auto, una Volvo 343, era rimasta completamente distrutta, ma egli subito ne acquistò un'altra uguale. Il secondo incidente invece si rivelò fatale: la vettura nuova di zecca si schiantò, infatti, contro un camion sulla via Nomentana all'altezza dell'incrocio con viale XXI aprile. Sia pur prontamente soccorso, in fin di vita, il cantante venne rifiutato da ben cinque ospedali, una circostanza sorprendentemente simile a quella narrata in uno dei suoi primi testi, e morì per la gravità delle ferite riportate, per giunta a pochi giorni di distanza dalla data fissata per il suo matrimonio.

mercoledì 25 novembre 2009

Ok, c'è la Champion's... però cagateci almeno una mezzora

Stasera, dalle 22 alle 23, trasmissione in radio.
Streaming qui.

Recentemente, ho visto qualche film

La cosa di John Carpenter. Scienziati al polo sud, virus mutante, paura di morire, ci pensa Kurt Russell. Vecchia e impagabile ambientazione giocata sull'isolamento e sulla coercizione (ne avevo scritto qui). Cinema di genere, piccolo cult ecomecosanonl'haivistomaseimatto. A me è piaciuto, soprattutto per come restituisce il clima narrativo concentrato sulle logiche del Trust no one.

Man on wire di James Marsh. Documentario che racconta la storia del funambolo Philippe Petit. Più precisamente, di quando, nel 1974, gli venne in mente di tendere un cavo di metallo tra i tetti delle Torri gemelle, e poi di camminarci sopra per un po'. Serve altro?

Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet. Tratto da una storia vera. Al Pacino, John Cazale e un terzo mettono su una rapina in banca. Il terzo, però, se la fa sotto e molla tutto all'ultimo. Va a finire com'è andata a finire nella realtà, ma le cose migliori, oltre all'interpretazione dei due attoroni, sono il rapporto dei criminali con i loro ostaggi e con la folla di curiosi ammassatasi fuori dalla banca. Gran botta, se vi gustano i film a guardie e ladri (io non guarderei altro) sparatevelo.

Quinto potere di Sidney Lumet. Licenziano il commentatore televisivo di una Tv americana. Questo sbrocca, e in diretta ne dice di ogni, tipo che la minaccia di suicidio passa inosservata. Poi, i vertici dell'azienda lo riabilitano (aveva detto cose che tutti gli americani pensano) e gli danno una trasmissione in cui deve sbroccare, e dirne di ogni. Intorno, amicizie che vanno a rane, tradimenti sentimentali e un'occhiata da vicino all'ambiente televisivo. Filmone.
(Il titolo è una citazione di Quarto potere di Welles. L'originale di Welles, però, si chiama Citizen Kane. Questo, Network.)

Ragione e sentimento di Ang Lee. Adattamento del romanzo di Jane Austen. Ci sono Hugh Grant e Kate Winslet. L'intreccio è una palla, come nei romanzi di Jane Austen. Il resto, anche. Adattamento ben riuscito, insomma.

The Wheather Underground di Sam Green e Bill Siegel. Documentario sulla combriccola di rivoluzionari più scalcagnata della storia. Americani, molto di sinistra, come le Black Panthers ma caucasici. Cominciano pacifisti e nonviolenti, finiscono terroristi e clandestini. Nel frattempo, prendono un sacco di legnate dai pigs (come li chiamavano loro) e combinano qualche casino qua e là, ma senza mai ferire o uccidere nessuno, esclusi tre dei loro membri nella progettazione di una protesta, nel 1970. Molto interessante la parte in cui si racconta di quando liberarono Timothy Leary, una delle icone di quegli anni, e grande appassionato di acidi. Consigliatissimo a chi interessa un filo quel mondo di contestazione radicale che in USA fiorì negli anni del Vietnam, e chissà come mai.

martedì 24 novembre 2009

Altro che washlet, fighetti

All'inizio, non ci credi.
Sei lì che ascolti la radio mentre spippoli una traduzione, e quando ne senti parlare non ci credi.
Allora, che fai, verifichi su internet.
E poi ci credi.
Ci sono aziende, vai a ricordarti il nome in ogni caso americane, che producono e vendono vasi sanitari progettati per la defecazione nella posizione raffigurata qui sotto.


In inglese, si dice Squatting position, in italiano non saprei.
Insomma, sono turche, solo fatte a forma della cara vecchia tazza.
Di conseguenza, uniscono la comodità del water as we know it alla maggiore igiene garantita dalle tanto snobbate turche. (Maggior igiene per la questione muscolare relativa alla divaricazione, naturalmente, non dell'ambiente circostante alla turca)
Avessi un bagno da tirare in piedi, la comprerei.

lunedì 23 novembre 2009

Magari gli sta solo antipatico

Mettiamo da parte l'evidente e molesta ubriachezza che spinge un gruppo di tifosi idioti a insultare un calciatore dell'Inter mentre la loro squadra gioca contro l'Udinese.
E mettiamo da parte il fatto che nelle curve italiane si assiste ogni domenica a dimostrazioni di ignoranza un tanto al chilo (ma vi si può assistere anche fuori dalle curve).
Già che ci siamo, mettiamo da parte il fatto che durante le partite contro il Livorno la curva dell'Inter, popolata da fascistoni, è solita cantare "E se saltelli muore Lucarelli" per via della fede comunista di quest'ultimo.
Ecco, messo da parte tutto ciò, qualcuno mi spiega cosa c'è di razzista nel coro "E se saltelli muore Balotelli"?

Riporta i fatti un paio di palle

Inizia a diventare una roba antipatica e da rompipalle del web, ma vista la reputazione di cui gode presso una buona fetta dell'utenza del web medesimo, vale ancora la pena segnalare quando Marco Travaglio scrive cose che, molto semplicemente, sono false: hai visto mai che fra i suoi ammiratori qualcuno si faccia venire dei dubbi.
Ultimamente, e pur confessando la sua stima per il giornalista, l'ha fatto Nonunacosaseria.

venerdì 20 novembre 2009

Per linkarti meglio

Nico, credo che la struttura tradizionale delle favole che ricordi tu (cioè lo schema di Propp) sia stato formalizzato dopo l'invenzione di molte fiabe.
Non è che -come nel teatro classico, per esempio- c'erano regole da seguire e Cappuccetto rosso le ha infrante, ma si discosta un po' dalla tendenza generale. Però immagino che ogni favola lo faccia, più o meno.
Inoltre la morale c'è, dai: i piccoli devono ascoltare quello che dicono i grandi, altrimenti mettono nella merda se stessi, e pure i grandi. Ed è perfetta per ogni epoca, visto che saranno sempre i grandi a raccontarla ai piccoli.
Poi che il cacciatore sparigli le carte ok, ma allora torniamo a obiezioni tipo: perchè dovrei seguire le regole della Bibbia se poi Dio è misericordioso e mi perdona?

Clash Tonara rockers

Voi ridetemi dietro, o commiseratemi se preferite, ma quando ho letto che a Tonara (Nuoro) alcuni cittadini hanno chiesto via Facebook di intitolare una via a Joe Strummer e la giunta ha approvato, un po' mi è venuta la pelle d'oca.

giovedì 19 novembre 2009

Italiani all'estero

In giro, circolano le solite battute sulle difficoltà con cui il Trap conduce le sue conversazioni e sul divertimento suscitato da queste; in italiano o altre lingue cambia poco.
A me però, stavolta, ha colpito la pacata e a tratti commovente costernazione con cui si è appena messa in saccoccia una delle più brucianti e ingiuste delusioni della sua carriera. Non solo non ha alzato la voce e non ha accusato chissàchi di complotti: è rimasto tranquillo, e ha parlato col cuore in mano.

Una reazione così, a caldo perdipiù, è pura élite, è roba di gran classe. Altro che quel tamarro di Mourinho.