lunedì 30 novembre 2009

E dopo incolpano i califfi

Ai cialtroni tutti impegnati a tirare per la giacchetta gli esiti del referendum a nord di Varese, a chi straparla di introdurre crocifissi sullo stesso tricolore che disprezza e offende, vorrei far notare che i vescovi sono "delusi" per l'esito stesso.
Dice: ma di quello che dicono i vescovi, insomma, chissenefrega.
Dopo aver fatto notare quanto -comunque- la Lega sostenga e ostenti l'intimità della sua parentela con le sfere ecclesiastiche (salvo poi esserne stroncata, in diversi casi) rispondo: in effetti sì, chissenefrega.
Allora andiamo a leggere quello che ha detto il ministro della Giustizia a nord di Varese, informiamoci di cosa pensa del verdetto popolare che i padani salutano entusiasti.
Ecco, la pensa così:

Pour la conseillère fédérale Eveline Widmer-Schlumpf, cheffe du Département fédéral de justice et police (DFJP), le résultat de cette votation est l’expression de certaines craintes au sein de la population au sujet des courants islamistes extrémistes qui rejettent les traditions de notre Etat et pourraient ne pas respecter notre ordre juridique. Ces craintes doivent être prises au sérieux (...) La paix religieuse est un élément essentiel du modèle qui a fait le succès de la Suisse. Le dialogue entre les groupes religieux et sociaux et les autorités doit se poursuivre et se renforcer. Et pour que ce dialogue soit ouvert et constructif, il doit impérativement se bâtir sur le respect et l’ouverture à l’égard de celles et ceux qui professent d’autres opinions.

Paure. Devono. Esserepresesulserio.
Dialogo. Fragruppireligiosi. Proseguireerinforzarsi.
Rispetto. Apertura.

Il ministro, insomma, dice che quella roba qui è paura che fa paura, che è un problema da risolvere. Che è lo stomaco di una popolazione a rischio di perdita della bussola. E lo dice del 57% dei cittadini che rappresenta, lo dice di molti suoi elettori.
Soprattutto, lo dice con preoccupazione, un po' allarmata, come direbbe "sta finendo la benzina" quando si accende la spia del serbatoio.
Perchè poi, se c'è da scendere e spingere, puoi mica contare su Borghezio e Calderoli.

Elio come i Muse

Per via dello scherzo fatto alla Ventura, dico.

venerdì 27 novembre 2009

Fermateli. Anzi, lasciateli fare

Ora, io sono appassionato della modernità architettonica un po' come lo sono di NBA: riconosco un fascino pazzesco, ma non è che la seguo più di tanto. Per interesse, accessibilità e costanza.
Il punto in più a favore dell'architettura, naturalmente, è che non si esaurisce nella sua spettacolarità, che comunque ha una sua rilevanza; ha anche moltissimo a che fare con lo spazio, con il mondo in cui viviamo, l'architettura.
Il modo in cui si pensa e progetta una città ha dirette implicazioni sul modo in cui gli uomini vivono in quella città, giorno dopo giorno.
E per pensare e progettare una città, da qualche millennio a questa parte, ci sono gli architetti. Ci sono i quattrini, certo, le élite politiche, come no, gli ingegneri, che scherziamo. Ma sotto ai quattrini e ai politici e sopra gli ingegneri ci vuole uno che ha studiato e sa come si fanno le cose. Ci vuole un architetto, o un gruppo di.

Ecco: sapere che a qualcuno sia venuto in mente di tirare in piedi una cosa come quella qui sotto, mi fa ancora sperare negli entusiasmi e nelle creatività che circolano là fuori, in grado di sfidare il senso comune e di rilanciarne gli schemi un po' più avanti.
C'è dentro tutto: opera definitiva che sembra provvisoria, impossibilità strutturale di cogliere l'insieme, frammentarietà e caducità delle cose.
Pure i pixel e Arkanoid, ci sono dentro a sta cosa.
E' il progetto del MahaNakhon, un palazzo in costruzione a Bangkok. (Che poi Bangkok non si chiama Bangkok, ma Krung Thep, ecco l'ho detto.)

giovedì 26 novembre 2009

Pornographicus

Probabilmente, quando cliccherete la voce (qui) qualcuno l'avrà sistemata. Sulla versione inglese di Wikipedia, in ogni caso, si sono inventati una poesia di Catullo, e hanno pubblicato la trascrizione del componimento. Fa così:
I'm gonna fuck you guys up the ass and shove my cock down your throats,
yes, you, Aurelius—you fucking cocksucker—and you too, Furius, you faggot!
Just because my verses are tender doesn't mean
that I've gone all soft. Sure, a poet should focus
on writing poetry and not on sex; but does that
mean they can't write about sex? If a poem is
in good taste, well-written and erotic,
it can give massive boners to hairy old men,
not just to horny teenagers. You think I'm a sissy
just because I write about thousands of kisses?
I'm gonna fuck you guys up the ass and shove my cock down your throats!

Fiorivi, sfiorivano le viole

Non male la lista dei grossi morti del rock di Nico, ma la mia opinione personale è che nessuna lista è completa, quando esclude Rino Gaetano:

Purtroppo la carriera di Rino Gaetano si interruppe tragicamente con la sua morte, avvenuta a soli trent'anni, in un incidente stradale avvenuto a Roma il 2 giugno 1981. Pochi giorni prima era rimasto coinvolto in un altro scontro dal quale ne era uscito miracolosamente illeso: la sua auto, una Volvo 343, era rimasta completamente distrutta, ma egli subito ne acquistò un'altra uguale. Il secondo incidente invece si rivelò fatale: la vettura nuova di zecca si schiantò, infatti, contro un camion sulla via Nomentana all'altezza dell'incrocio con viale XXI aprile. Sia pur prontamente soccorso, in fin di vita, il cantante venne rifiutato da ben cinque ospedali, una circostanza sorprendentemente simile a quella narrata in uno dei suoi primi testi, e morì per la gravità delle ferite riportate, per giunta a pochi giorni di distanza dalla data fissata per il suo matrimonio.

mercoledì 25 novembre 2009

Ok, c'è la Champion's... però cagateci almeno una mezzora

Stasera, dalle 22 alle 23, trasmissione in radio.
Streaming qui.

Recentemente, ho visto qualche film

La cosa di John Carpenter. Scienziati al polo sud, virus mutante, paura di morire, ci pensa Kurt Russell. Vecchia e impagabile ambientazione giocata sull'isolamento e sulla coercizione (ne avevo scritto qui). Cinema di genere, piccolo cult ecomecosanonl'haivistomaseimatto. A me è piaciuto, soprattutto per come restituisce il clima narrativo concentrato sulle logiche del Trust no one.

Man on wire di James Marsh. Documentario che racconta la storia del funambolo Philippe Petit. Più precisamente, di quando, nel 1974, gli venne in mente di tendere un cavo di metallo tra i tetti delle Torri gemelle, e poi di camminarci sopra per un po'. Serve altro?

Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet. Tratto da una storia vera. Al Pacino, John Cazale e un terzo mettono su una rapina in banca. Il terzo, però, se la fa sotto e molla tutto all'ultimo. Va a finire com'è andata a finire nella realtà, ma le cose migliori, oltre all'interpretazione dei due attoroni, sono il rapporto dei criminali con i loro ostaggi e con la folla di curiosi ammassatasi fuori dalla banca. Gran botta, se vi gustano i film a guardie e ladri (io non guarderei altro) sparatevelo.

Quinto potere di Sidney Lumet. Licenziano il commentatore televisivo di una Tv americana. Questo sbrocca, e in diretta ne dice di ogni, tipo che la minaccia di suicidio passa inosservata. Poi, i vertici dell'azienda lo riabilitano (aveva detto cose che tutti gli americani pensano) e gli danno una trasmissione in cui deve sbroccare, e dirne di ogni. Intorno, amicizie che vanno a rane, tradimenti sentimentali e un'occhiata da vicino all'ambiente televisivo. Filmone.
(Il titolo è una citazione di Quarto potere di Welles. L'originale di Welles, però, si chiama Citizen Kane. Questo, Network.)

Ragione e sentimento di Ang Lee. Adattamento del romanzo di Jane Austen. Ci sono Hugh Grant e Kate Winslet. L'intreccio è una palla, come nei romanzi di Jane Austen. Il resto, anche. Adattamento ben riuscito, insomma.

The Wheather Underground di Sam Green e Bill Siegel. Documentario sulla combriccola di rivoluzionari più scalcagnata della storia. Americani, molto di sinistra, come le Black Panthers ma caucasici. Cominciano pacifisti e nonviolenti, finiscono terroristi e clandestini. Nel frattempo, prendono un sacco di legnate dai pigs (come li chiamavano loro) e combinano qualche casino qua e là, ma senza mai ferire o uccidere nessuno, esclusi tre dei loro membri nella progettazione di una protesta, nel 1970. Molto interessante la parte in cui si racconta di quando liberarono Timothy Leary, una delle icone di quegli anni, e grande appassionato di acidi. Consigliatissimo a chi interessa un filo quel mondo di contestazione radicale che in USA fiorì negli anni del Vietnam, e chissà come mai.

martedì 24 novembre 2009

Altro che washlet, fighetti

All'inizio, non ci credi.
Sei lì che ascolti la radio mentre spippoli una traduzione, e quando ne senti parlare non ci credi.
Allora, che fai, verifichi su internet.
E poi ci credi.
Ci sono aziende, vai a ricordarti il nome in ogni caso americane, che producono e vendono vasi sanitari progettati per la defecazione nella posizione raffigurata qui sotto.


In inglese, si dice Squatting position, in italiano non saprei.
Insomma, sono turche, solo fatte a forma della cara vecchia tazza.
Di conseguenza, uniscono la comodità del water as we know it alla maggiore igiene garantita dalle tanto snobbate turche. (Maggior igiene per la questione muscolare relativa alla divaricazione, naturalmente, non dell'ambiente circostante alla turca)
Avessi un bagno da tirare in piedi, la comprerei.

lunedì 23 novembre 2009

Magari gli sta solo antipatico

Mettiamo da parte l'evidente e molesta ubriachezza che spinge un gruppo di tifosi idioti a insultare un calciatore dell'Inter mentre la loro squadra gioca contro l'Udinese.
E mettiamo da parte il fatto che nelle curve italiane si assiste ogni domenica a dimostrazioni di ignoranza un tanto al chilo (ma vi si può assistere anche fuori dalle curve).
Già che ci siamo, mettiamo da parte il fatto che durante le partite contro il Livorno la curva dell'Inter, popolata da fascistoni, è solita cantare "E se saltelli muore Lucarelli" per via della fede comunista di quest'ultimo.
Ecco, messo da parte tutto ciò, qualcuno mi spiega cosa c'è di razzista nel coro "E se saltelli muore Balotelli"?

Riporta i fatti un paio di palle

Inizia a diventare una roba antipatica e da rompipalle del web, ma vista la reputazione di cui gode presso una buona fetta dell'utenza del web medesimo, vale ancora la pena segnalare quando Marco Travaglio scrive cose che, molto semplicemente, sono false: hai visto mai che fra i suoi ammiratori qualcuno si faccia venire dei dubbi.
Ultimamente, e pur confessando la sua stima per il giornalista, l'ha fatto Nonunacosaseria.

venerdì 20 novembre 2009

Per linkarti meglio

Nico, credo che la struttura tradizionale delle favole che ricordi tu (cioè lo schema di Propp) sia stato formalizzato dopo l'invenzione di molte fiabe.
Non è che -come nel teatro classico, per esempio- c'erano regole da seguire e Cappuccetto rosso le ha infrante, ma si discosta un po' dalla tendenza generale. Però immagino che ogni favola lo faccia, più o meno.
Inoltre la morale c'è, dai: i piccoli devono ascoltare quello che dicono i grandi, altrimenti mettono nella merda se stessi, e pure i grandi. Ed è perfetta per ogni epoca, visto che saranno sempre i grandi a raccontarla ai piccoli.
Poi che il cacciatore sparigli le carte ok, ma allora torniamo a obiezioni tipo: perchè dovrei seguire le regole della Bibbia se poi Dio è misericordioso e mi perdona?

Clash Tonara rockers

Voi ridetemi dietro, o commiseratemi se preferite, ma quando ho letto che a Tonara (Nuoro) alcuni cittadini hanno chiesto via Facebook di intitolare una via a Joe Strummer e la giunta ha approvato, un po' mi è venuta la pelle d'oca.

giovedì 19 novembre 2009

Italiani all'estero

In giro, circolano le solite battute sulle difficoltà con cui il Trap conduce le sue conversazioni e sul divertimento suscitato da queste; in italiano o altre lingue cambia poco.
A me però, stavolta, ha colpito la pacata e a tratti commovente costernazione con cui si è appena messa in saccoccia una delle più brucianti e ingiuste delusioni della sua carriera. Non solo non ha alzato la voce e non ha accusato chissàchi di complotti: è rimasto tranquillo, e ha parlato col cuore in mano.

Una reazione così, a caldo perdipiù, è pura élite, è roba di gran classe. Altro che quel tamarro di Mourinho.

E poi vince a tavolino quella dopo

Volevo scrivere un post sulla partita di Yahtzee di domenica sera, durante la quale si è verificato un piccolo e fortunato -per me, anche se poi ho perso malamente- cigno nero.
Però non mi va più, e poi sulla pagina di wikipedia ho letto una regolina che noi non abbiamo mai praticato.
Meglio, forse, perchè non fa che premiare ulteriormente il culo sfacciato di chi già ha, un culo sfacciato:

Yahtzee (Punteggio: 50): quando si ottengono 5 dadi uguali. Ad esempio 1-1-1-1-1 o 4-4-4-4-4 ecc.. Se lo Yahtzee viene ripetuto lo si utilizza in un'altra combinazione libera e si aggiungono 100 punti di bonus.

Storie ripetitive

Appunto: storie ripetitive.

Ti stimo, BIGMACE424

Ieri sera, mentre mettevo insieme le canzoni da passare in radio, mi è venuto in mente che forse i Presidents avevano scritto qualcosa che poteva tornare utile.
Clicchi questo clicchi quello, finisco sulla pagina di Youtube di Cleveland Rocks, vecchio pezzo di Ian Hunter che loro avevano rifatto.
Questo post per dire che il primo commento sotto il video è qualcosa di bello:

i went to Cleveland once, got my camera and phone stolen, and i got arrested. Was still a fucking awesome trip.

mercoledì 18 novembre 2009

Dai, che non c'è nemmeno la Champion's e Dottor House passa vecchie repliche

Stasera, dalle 22 alle 23, programma in radio di sottoscritto e socio.
Streaming qui.

Ostinatamente aveva smesso di respirare

Ci voleva Erri De Luca, a formulare l'iperbole perfetta per contestare le fesserie di Giovanardi sul caso Cucchi:

"Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita.
I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato."

martedì 17 novembre 2009

Erbe, piante e fasci. Anzi: di tutte le piante, un fascio

Io con i tizi che frequentano e coordinano CasaPound ho poco da condividere, ma devo ammettere che questi loro manifesti di protesta contro l'assessore dell'ambiente di Roma sono parecchio divertenti:


Dimenticavo: solita fonte.

Diciamolo

A proposito della partita di rugby di sabato:

In campo, poi, non ho visto quasi nulla. Come spettacolo, intendo. Gran calcioni e una serie di tempi morti da paura. Ho visto gente abbioccarsi, altri passare il secondo tempo al buffet, altri ancora cercare il telecomando.
Poi tutti a celebrare la retorica del terzo tempo e della sportività del rugby rispetto al calcio. Be’, se ci si divertisse durante i primi due tempi, senza aspettare il terzo, sarebbe davvero tanto brutto? E quanto alla sportività di 80mila che passano lì per caso, vorrei ben vedere: avete mai visto uno stadio pieno di gente della stessa squadra, per vedere una partita senza niente in palio, fare a botte? Durante le tournèe degli Harlem Globe Trotters non ci si mena mai, ma almeno il pubblico si diverte.
Alla fine, durante l’inevitabile birra post partita, il direttore di un noto giornale sportivo m’avvicina e mi sussurra all’orecchio: “E comunque io non scambierei mai tutta questa partita con un solo dribbling di Balotelli”.

A proposito

Ho controllato:

Le castagne sono un frutto atipico, poiché sono ricche di carboidrati complessi (amido) come i cereali. Sono una buona fonte di fibre, di potassio e di vitamine del gruppo B, soprattutto B1 e B6. La cottura trasforma parte dell'amido in zuccheri semplici, che ne conferiscono la dolcezza tipica.

lunedì 16 novembre 2009

Per non parlare della prefazione

-Ciao Daniel, allora?
-Ehi... mah, tutto bene.
-Sicuro? C'hai una faccia... ancora problemi con quel libro che pensavi di scrivere?
-Sì, inizia a essere un problema.
-Perchè?
-Ho paura che venga accolto nel modo sbagliato, che non venga capito. Sai come sono 'sti puritani...
-Mezzi drogati, mezzi fr..
-Zitto, scemo, che poi ci processano e domattina ci sbattono nel Tamigi. No, il mio problema è che ho inventato una storia e l'ho scritta in prosa. In modo realistico.
-E perchè non l'hai scritta in poesia?
-Mah, non mi andava... poi, sai, tutte queste cronache di viaggi nel nuovo mondo mi ha molto influenzato... hai presente quel Richard Hakluyt?
-Sì, ho letto qualcosa...
-Ecco, io mi sono inventato di questo tizio, Robinson, che rimane vittima di un naufragio e per 28 anni tira a campare su un'isola deserta. Grazie alla sua intraprendenza e alla fede in Dio, naturalmente. Un colpo al cerchio e uno alla botte.
-Non sembra male, ma quindi il problema è che te la sei inventata o che è realistica?
-Entrambe le cose. Sai, ho esplorato un modo nuovo di fare letteratura e non so quali saranno le reazioni.
-Fai una cosa, allora. Fingi la finzione.
-?
-Fai finta che non sia finto, cioè che quello che racconti sia realmente accaduto.
-Ma va, ma ti pare che qualcuno ci crede, che questo qui si è fatto 28 anni da solo su un'isola?
-Mica ci devono credere, si devono divertire, devono trovare in quello che leggono una rappresentazione e una celebrazione dei valori che ispirano il nostro impero.
-Sì, ma... no scusa, cosa intendi per "non ci devono credere"?
-Che fanno finta di crederci ma sanno che non è vero: si chiama sospensione dell'incredulità (così la chiamerà Samuel Taylor Coleridge qualche decennio dopo, ndGeffe), come quando a teatro un attore recita la parte di Giulio Cesare. Quello è non è mica il vero Giulio Cesare, ma nessuno rompe le palle.
-Beh, in effetti...
-Dai, dai. Per fingere la finzione, però, ti servono un paio di cornici belle toste. Come lo intitoli il libro?
-Mah, pensavo con il nome del personaggio: "Robinson Crusoe"
-Troppo vago, dev'essere più dettagliato, deve sembrare più vero: intitolalo, che so, "La vita e le strane e sorprendenti avventure di Robinson Crusoè, che visse ventott'anni da solo in un' isola deserta al largo delle coste dell'America, non lontano dalla foce dell'Orinoco , approdato sulla spiaggia in seguito ad un naufragio dov'erano periti tutti i marinai eccetto lui".
-Ammazza, è bello lungo.
-Sì, ma così almeno non ti possono rompere le palle perchè c'è troppa fiction. Ancora un po' e te lo vedi lì che costruisce un tavolo perchè gli mancano le abitudini della vita che conduceva prima del naufragio.
-...
-...
-Questa del tavolo me la segno.

Tutti i Cucchi italiani, e i loro aguzzini

Venerdì, al Foglio, hanno scritto una cosa di sinistra:

E tuttavia non basta lamentarsi della densità delle carceri o spiegare che le prigioni non sono luoghi per gente ammodino, che i detenuti stessi sono talvolta il naturale pericolo fisico per gli altri detenuti e che non è facile risolvere situazioni di rabbia, anche autolesionista, senza la mano pesante. E’ in gran parte vero, ma proprio perché il mondo carcerario è antisociale, duro, crudele, vendicativo, violento, proprio per questo diventa indispensabile l’esercizio occhiuto dell’autocontrollo e dell’intervento di autopulizia laddove l’ordinaria amministrazione diventi omicidio. Alla impenetrabilità della zona grigia carceraria, in cui guardie e reclusi coabitano secondo le regole comuni di una giustizia che non appartiene al mondo dei liberi, deve corrispondere una repressione fulminea, pubblica e solidale dell’abuso nel monopolio della forza.

venerdì 13 novembre 2009

Elementare

Mica lo sapevo che esiste una cosa chiamata Lorem ipsum.
Probabilmente, il paragrafo in latinorum pubblicato dal Fatto è una roba simile, e tutto sembra più chiaro.

Castiglioni Mariotti

Ho provato a cercare su Google alcune parole pubblicate nell'articolo latineggiante del Fatto. Perchè ok il refuso dell'anno, ok la temporanea ubriachezza della redazione, ma qualcuno quelle parole le avrà anche dovute scrivere, o almeno copincollare.
Se cerco l'incipit dell'articolo, "Matrimonii deciperet plane lascivius agricolae", -che peraltro credo non significhi nulla- il terzo risultato pubblicato è il post che sta qui sotto.

Declinazioni

Se non ho capito male, oggi Il Fatto è uscito con un pezzo scritto in latino:

• CENTOMILA PROCESSI IN FUMO (di Gomez, Barbacetto e Mascali)

Matrimonii deciperet plane lascivius agricolae. Saburre lucide suffragarit chirographi, ut fiducias deciperet rures, etiam quadrupei corrumperet zothecas. Tremulus suis frugaliter fermentet fragilis Lascivius fideMatrimonii deciperet. [...]

giovedì 12 novembre 2009

Pazienza, Spataro

Qui non c'è nemmeno da difendere la libertà di satira.
C'è da ricordare ai politici che lamentarsi per i contenuti di un fumetto di nicchia pubblicato da una casa editrice (Grrrzetic) sconosciuta ai più amplifica la notorietà dell'oggetto della loro lamentela e ne aumenta le simpatie presso il pubblico.
E' una cosa controproducente, oltre che da fessi.

mercoledì 11 novembre 2009

Come vede, si lavicchia

Da ormai un anno, io e un amico mio abbiamo un programma in radio.
E' una radio locale, trasmette da Melzo e si chiama RadioOk.
Il programma si chiama I soliti ignoti, ed è da poco stato ridotto da due ore a una perchè RadioOk è una grande famiglia e aggiungi un posto a tavola, sposta un po' la seggiola.
I soliti ignoti va in onda ogni mercoledì sera dalle 22 alle 23; passa bella musica e qualche chiacchiera, alternativamente.
Scrivo oggi questo post perchè da oggi la radio trasmette in streaming.

Istruzioni, occhio che le dò come se foste dei neonati trisomici.

1) aprite uno dei mediaplayer che avete installato sul pc.
2) cliccate sul bottone "File"
3) selezionate apri URL

A seconda del mediaplayer che avete aperto, incollate uno dei seguenti indirizzi:

Winamp: http://www.newradiostream2.com/cast/tunein.php/aradiook/playlist.pls

Windows Mediaplayer: http://www.newradiostream2.com/cas...t/tunein.php/aradiook/playlist.asx

Real Player: http://www.newradiostream2.com/cast/tunein.php/aradiook/playlist.ram

QuickTime: http://www.newradiostream2.com/cast/tunein.php/aradiook/playlist.qtl


A breve, comunque, lo streaming sarà disponibile anche sul sito della radio, linkato lassù.

Y saco un papelillo, me preparo un cirgarrillo y una china pal canuto de hachís ¡HACHIS!

Il problema del blog di Francesco Costa è che troppo spesso ti viene da linkare cose interessanti che solo lui recupera chissà dove.
Tipo questa, recuperata dal Centro europeo di monitoraggio delle droghe e della dipendenza dalla droghe:

martedì 10 novembre 2009

Nel frattempo, in un'altra parte del mondo

Oggi, in Francia, il tribunale amministrativo di Besancon ha dato il via libera all'adozione di un bambino da parte di un'insegnante che convive da più di 20 anni con un'altra donna.
Così, il tribunale ha annullato le decisioni del consiglio generale del Jura che aveva rifiutato per due volte di decretare un accordo:

Le condizioni d'adozione offerte dalla richiedente corrispondono, sul piano famigliare, educativo e psicologico ai bisogni e all'interesse di un bambino adottato.

[Il mio traballante parere sul tema è: perchè no? Proviamo. Proviamo, con cautele e attenzioni, a riconoscere questo diritto alle coppie omo. Monitoriamo la convivenza, stiamo dietro ai primi singoli casi, mettiamo su qualche indagine e vediamo come va. E prima di lastricarci dietro posizioni che non riescono ad andare oltre la sterilità del loro status aprioristico, ricordiamoci di chiederlo ai bambini, com'è andata.]

Lucidità di cui c'è bisogno

Pippo Civati su se stesso e la sinistra italiana:

La verità è che abbiamo perso. E dal punto di vista culturale ancora di più. E che il gruppo dirigente è cambiato pochissimo, nelle persone, nelle parole, nei riti.

lunedì 9 novembre 2009

Auf der Mauer, auf der Lauer, liegt 'ne kleine Wanze

And when they've given you their all, some stagger and fall. After all, it's not easy banging your heart against some mad bugger's wall

Tanti anni fa, sul manuale di storia adottato dal mio prof, ho letto un documento relativo alla "nozione di causa".
Che cos'è una causa storica, quale peso attribuire a ogni causa, secondo quali criteri si dispone la gerarchia delle cause. Eccetera.
Esempio. Un uomo cammina in montagna, fa un passo falso e cade nel burrone: morto.
Nel tentativo di spiegare l'accaduto, diceva il testo, quasi chiunque si concentrerebbe sull'ultima causa, la più visibile e inconfutabile: il passo falso.
L'approccio -diceva il testo- è molto comprensibile, ma poco storico, perchè non esamina il fatto da lontano, non cerca di abbracciare la completezza degli elementi che lo hanno determinato.
E quindi giù a chiamare in causa (appunto) la passione dell'uomo per la montagna, i pensieri in cui si era perso durante la camminata, le caratteristiche chimiche del terreno, la forza d'attrazione gravitazionale e via di seguito: ogni tessera è una causa che sottrae rilevanza al passo falso.
Un po' la versione accademica e ragionata della contestazione delle banalizzazioni storiche, secondo le quali -per dirne una e dirle tutte- la Prima Guerra Mondiale è scoppiata per colpa di Gavrilo Princip: la goccia che fa traboccare il vaso è una cazzo di goccia, e piantiamola.

Morale: pluricausalismo. Ogni evento è figlio di cause molteplici. Queste cause sono spesso difficili da individuare e valutare. Conclusione: la discussione di un evento, che spesso si trasforma nella discussione delle cause di un evento, è una roba che si deve fare solo dopo averlo srotolato con doverosa e attenta precisione.
Più o meno.
E adesso arrivo al punto, che contraddice tutto quello che ho appena scritto.
Oggi, son 20 anni che è venuto giù il muro di Berlino e io ho tradotto quest'articolo. Non ci sono gli equilibri internazionali, nè dissertazioni sulle crisi del blocco sovietico, e neppure l'attività di Gorbaciov, o il famoso "Tira giù quel muro" di Reagan.
Non c'è la grande storia, insomma. C'è la piccola cronaca dei momenti della caduta. C'è il racconto del passo falso.

Troppo spesso, consideriamo la storia come qualcosa di inevitabile. "Quello che è successo doveva succedere", è il culmine di affini forze sotterranee. Tendiamo a dimenticare che la storia è definita anche dalla logica del disordine umano. Le coincidenze, i casi, anche gli incidenti appaiono sempre alla distanza nei grandi eventi. Consideriamo l'immagine simbolo che passerà e ripasserò nei nostri schermi televisivi nelle prossime settimane: i berlinesi che ballano in cima al muro crollato, alla fine della Guerra fredda, 20 anni fa. Io c'ero, in quella notte da ricordare: 9 novembre 1989. La scena si svolgeva al Checkpoint Charlie, il famoso confine che attraversava il cuore di una Berlino divisa. Una notevole folla di tedeschi orientali affrontava una sottile linea di poliziotti, che nervosamente tastavano le loro armi.
Dentro la sua cabina illuminata, il capitano della dogana della Germania Orientale, un tizio grande e grosso con la mascella quadrata e scuri capelli ispidi simile a un Doberman, stava lì in piedi chiamando e richiamando al telefono. Per ore, ha inutilmente cercato istruzioni da seguire. Era senz'altro confuso. Più probabilmente era spaventato.
Le folle di fronte a lui erano apparse dal nulla, cresciute rapidamente, a differenza di qualsiasi cosa lui avesse mai visto, e ora si spingevano così vicino che il loro alito, sbuffante nella notte, si mescolava con quello degli altri uomini.
Simili telefonate allarmate si moltiplicavano dai checkpoint di qua e di là dal muro. Che stava succedendo? Cosa bisognava fare? Non c'erano risposte. Nessuna istruzione giungeva dal Ministro degli Interni. I vertici istituzionali erano a teatro, o nei salottini delle loro amanti. Mentre la Germania Orientale (e comunista) entrava nella sua finale crisi esistenziale, la sua leadership era assente ingiustificata.
Nella sua cabina vetrata, il capitano della dogana, attaccava il telefono un'altra volta. Stava in piedi, immobile.
Forse era appena stato informato del fatto che l'incrocio di Bornholmerstrasse aveva rotto le sue barriere, assediate da circa 20000 persone.
Forse aveva preso una decisione. Forse era semplicemente stufo marcio. In ogni caso, precisamente alle 11:17 di sera, scrollò le spalle, come per dire: "Perchè no?"
"Tutti fuori!" ordinò. "Aprite", e i cancelli si spalancarono. Con un gran rumore, le folle si buttarono avanti. Fra i primi ad attraversare il guado verso la libertà, c'era una donna. L'avrei guardata per ore, mentre cercava di riscaldarsi, avvolta nella sua vestaglia celeste. E' stata lì, per un momento. Il momento dopo, la storia l'aveva letteralmente spazzata via. Portata in alto da una marea umana, si voltò indietro e urlò a un amico: "Torno fra dieci minuti. Voglio solo vedere se è tutto vero."
Un po' prima, quella sera, intorno alle sette, un altro uomo aveva scrollato le spalle. Gunter Schabowski, il corpulento portavoce del partito, insediatosi qualche settimana prima, si era fermato agli uffici del capo del partito comunista, Egon Krenz, che stava andando a tenere il quotidiano incontro con la stampa.
"Qualcosa da annunciare?" chiese casualmente. Krenz diede un'occhiata ai documenti sulla scrivania e poi girò a Schabowski un memo di 2 pagine. "Prendi questo" disse esibendo un ghigno. "Ci garantirà un grande successo."
Schabowski guardò il memo mentre si dirigeva al quartier generale del partito. Era una breve dichiarazione relativa ai passaporti. Da ora in poi, ogni tedesco orientale avrebbe avuto il diritto di possederne uno-e di spostarsi liberamente.
Per una nazione rinchiusa così a lungo dietro la cortina di ferro, questa era una novità incredibile.
Alla conferenza stampa, ci fu un improvviso silenzio mentre Schabowski leggeva il memo, poi un baccano provocato da giornalisti urlanti. Dal fondo della stanza, mentre le videocamere giravano, trasmettendo in diretta alla nazione, la fatal domanda risuonò: "Quando entra in vigore?"
Schabowski fece una pausa, e alzò lo sguardo. "Cosa?" disse, confuso. Il coro delle domande risuonò ancora, in cerca di chiarimenti. Schabowski si grattò la testa, mugugnò qualcosa ai suoi assistenti, portò gli occhiali sulla punta del naso, lesse le sue note, poi un'altra volta alzò lo sguardo e scrollò le spalle. "Immediatamente" disse forte dopo aver letto quel che c'era scritto sul memo. Subito. Senza ritardi.
Con ciò, la stanza -e il mondo- diedero in escandescenza. Schabowski, lo sappiamo ora, non comprese in pieno il significato del suo annuncio. Essendo in vacanza quando fu presa la decisione, non sapeva che i piani avrebbero avuto effetto dal giorno dopo, 10 novembre. E non lo sapevano nemmeno i tedeschi dell'est. Loro sapevano solo quello che avevano sentito in radio e in Tv. Pensavano di essere liberi di andarsene. Immediatamente. Da subito. A centinaia di migliaia scesero per le strade all'incocio con la parte occidentale di Berlino.
Sopraffatta, senza istruzioni ricevute, la polizia della Germania orientale fece a modo suo.
Come Schabowski, come la guardia della dogana al Checkpoint Charlie: tutti scrollarono le spalle.
E così, il muro venne giù.

giovedì 5 novembre 2009

E comunque, il crocifisso non è che è fascista secondo loro: è fascista secondo la storia

Sulla temperanza e la serenità con cui si difendono posizioni personali, o addirittura relative a presunti valori fondativi eccetera eccetera, La Russa offre una lezione esemplare.

Nes-su-na

Poi ci son quelli che non vogliono sentire: come dice il proverbio, sono i messi peggio di tutti.
Per gli altri, la questione crocifisso è quella cosa qui; non una parola di più, non una di meno: nessuna legge lo prevede.

Primo: il crocifisso è un simbolo religioso, non politico o sportivo. Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario. Significa che fin qui ci siamo messi sotto i tacchi una libertà fondamentale, quella conservata per l’appunto nell’art. 9 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo? Non sarebbe, purtroppo, il primo caso. Ma si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole. Né, d’altronde, nei tribunali, negli ospedali, nei seggi elettorali, nei vari uffici pubblici. Quest’obbligo si conserva viceversa in regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia vestiva la camicia nera. Fu introdotto insomma dal Regime, ed è sopravvissuto al crollo del Regime.

mercoledì 4 novembre 2009

Nel frattempo, s'è provato a sfangarla

Io di Lévi-Strauss so come Pitagora di motoscafi, ma le parole con cui ha concluso una sua opera mi hanno per un momento ricordato il nostro ruolo di impercettibili scoregge rispetto agli andamenti cosmici: “Il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui.”

Altrimenti, uno fa altro

Se state pensando "Che palle GF, che mena sempre il torrone sulle carceri" un po' avete ragione. Qui c'è un'altra cosa da leggere, comunque.

Poi dice che quellididestra tagliano gli sprechi

Scopro da Francesco Costa -che a sua volta l'ha letto qui- che quella gigantesca, strepitosa e incommensurabile puttanata di Voyager (cerchi nei campi di grano, 2012, triangolo delle Bermuda e altre immani cazzate rifilate come divulgazione scientifica; Galileo perdonaci) non solo è pagata dai contribuenti, che già lo sapevo, ma è pure patrocinata dal Ministero dei beni culturali, vaccamadonna.

martedì 3 novembre 2009

lunedì 2 novembre 2009

"E senza fiatare"

Nello stesso pianeta in cui viviamo noi, Roman Abramovich ha speso 52.000 dollari (47.221.09 + mancia) per una cena in un ristorante newyorkese.

Leggere Steinbeck: mai pensare al momento della liberazione, altrimenti c'è da spaccarsi la testa nel muro

Ma se vi chiedessi una cosa come "secondo te, negli ultimi 10 anni, quante persone sono morte nelle carceri italiane? E quante di queste per suicidio?", cosa rispondereste?
Pensateci un po', fate qualche ragionamento teorico, così a naso, su quel che vi sembra ragionevole ipotizzare, naturalmente consapevoli di poter sbagliare.

Quando arrivate alle due cifre (numero di morti e numero di suicidi), cliccate qui, e buon 2 novembre.
(Statistica recuperata qui)

Ps: qui si resta in tema e si cerca, un'altra volta, di attirare l'attenzione su uno dei più clamorosi e inosservati disastri della penisola in cui viviamo.