lunedì 20 ottobre 2008

Appunti terapeutici per un futuro migliore

Non farsi coinvolgere in discussioni ubriache in cui uno o più interlocutori sostengono tesi cospirazioniste e pretendono di denunciare complotti.
Un conto è farsi delle domande, e dire che tante cose sfuggono, che l'essere umano conosce e pratica l'imbroglio e che a pensare male spesso ci si prende.
Un conto è darsi da soli delle risposte infondate e non suffragate da fatti sostanziali, che spesso i complottisti tendono a mescolare con le loro opinioni.
Ricordare a questi mattoidi in erba che se le cose non hanno una spiegazione immediata non significa che ci sia per forza sotto qualcosa, ma che le cose sono complicate e molti elementi possono sfuggire, o essere suscettibili di diverse interpretazioni. Argomentare dicendo che i complottisti finiscono sempre per attribuire facoltà sovrannaturali ai loro nemici, credendoli capaci di allestire alla luce del sole piani ingegnosissimi e infallibili.
Riconoscere una certa fantasia e l'esercizio di una buona capacità di narrazione rispetto all'accadere degli eventi, e suggerire di canalizzarla in ambiti della vita più consoni e redditizi: scrivere romanzi, ad esempio.
Starci al massimo mezzora, a discutere, poi mollare tutto dicendo: "la tua/vostra pretesa di spiegare le cose in questo modo non dice niente su quello che tu ti illudi/voi vi illudete di spiegare in questo modo, ma dice parecchio dei disturbi paranoici di cui soffri/soffrite nel confrontarti/confrontarvi con gli eventi del mondo."

5 commenti:

S. Weil 3°B ha detto...

Non so a cosa tu ti riferisca, ma in ogni caso sono d'accordo. La cifra di questa crisi, e la vera novità penso stia tutta nella enorme complessità della vicenda. La globalizzazione in fondo è questo nn credi?

GF ha detto...

In particolare, ho avuto una discussione calcistica sabato sera. Ma anche tempo fa mi sono trovato a dire le stesse cose parlando con Tommi dell'11/9. Sono d'accordo sulle grandissime complessità di diversi elementi con cui ci troviamo a convivere e su quanto questa dica della globalizzazione. Perchè prima le cose complesse erano affare dei pochi esperti che le sapevano smazzare, oggi meno, e ognuno ha le sue teorie su praticamente qualsiasi cosa, o tende a farlo.
E questa stessa complessità viene ulteriormente amplificata dalla sconfinata offerta di informazioni e commenti reperibili, basti pensare alla rete.
Mi pare ci sia un libro che si riferisca a questi elementi definendoli "il cubismo del mondo contemporaneo". L'immagine in effetti funziona...

S. Weil 3°B ha detto...

ho sempre amato il cubismo...
Forse se posso azzardare, ci troveremo di fronte a soluzioni "troppo" complesse in futuro e quanto accade in borsa ne è l'esempio..a quel punto solo un crollo catartico farà luce..il ciclo fumo..il ciclo!

GF ha detto...

Mi sembra che ciò che più è stato messo in discussione negli ultimi anni è la famosa teoria della fine della storia, quindi chi lo sa, potremmo anche assistere ad uno di quegli scossoni violenti che sinora abbiamo solo studiato sui libri. Ed il ciclo di cui parli tu, oltre ad essere di Saltlakecityana memoria, metterebbe anche in crisi la cara vecchia idea di progresso.
Ma probabilmente sono discorsi "troppo" complessi, per rimanere in tema, e dettati dall'ora tarda: concluderei tutto con un più saggio, e stavolta coerente "va' a sapere, poi, che succederà."

Nich ha detto...

Fumo ha ragione in tutti sensi. Attenzione però a non leggere questo monito in chiave rinunciataria. La complessità è insita in tutto, ma questo non deve frenarci dall'avere un'opinione. A tutto c'è un limite razionale, ovviamente. L'ipotesi del crollo catarchico di Gio non ne è forse un esempio?