giovedì 30 ottobre 2008

Cercare di dire quasi la stessa cosa/5

Chi lo sapeva? Chi lo sapeva che l'Islanda era solo un fondo speculativo circondato da ghiacciai? Chi lo sapeva?

Se state cercando un singolo esempio di come la globalizzazione finanziaria ci abbia traghettato in questo casino e di come ci aiuterà ad uscirne, non dovete fare altro che guardare i quotidiani britannici della scorsa settimana e i loro articoli pubblicati in prima pagina sul numero di cittadini, comuni e università -Cambridge inclusa- pieni di guai perchè avevano risparmi parcheggia nelle banche islandesi, attraverso i servizi bancari online come Icesave.co.uk

Come direbbe Dave Barry, non me lo sto inventando.

Quando ho visitato il sito Icesave per vedere di che cosa si trattasse, l'intestazione diceva: "Con Icesave, conti corrente semplici, trasparenti e ad alto tasso di guadagno". Ma poi, scritto sotto in lettere blu, ho trovato la seguente precisazione: "Online, non ci occupiamo di depositi o di richieste di prelevamenti di denaro tramite i nostri conti. Chiediamo scusa per ogni inconveniente che questo possa causare ai nostri clienti."

Ogni "inconveniente?" Se non puoi prelevare risparmi da una banca online in Islanda, è molto più di un inconveniente! E' un motivo per andare nel panico.

Quindi, di che si tratta? Attorno al 2002, l'Islanda cominciò a liberalizzare le sue banche. Secondo il Wall Street Journal, le tre banche che hanno assorbito la quasi totalità del sistema bancario islandese, "sono cresciute velocemente, grazie a crediti facili" e "l'insieme delle loro azioni è decuplicato in cinque anni". Rifiutando di investire nei mutui subprime americani, le banche islandesi hanno scelto la loro strada chiedendo e prestando denaro con toni di baldoria, corteggiando i risparmiatori di mezza Europa per mezzo di conti di risparmio con il 5.45 % di interesse. In un mondo piatto, i soldi possono facilmente trovare il loro tornaconto migliore, e quando si è diffusa la voce a proposito dell'Islanda, parecchio denaro si è spostato dall'Inghilterra- circa 8,1 miliardi di dollari. Sfortunatamente, comunque, quando il mercato dei titoli a reddito fisso si è avvicinato, e la moneta islandese è crollata, "le banche islandesi non sono state capaci di estinguere i loro debiti, molti dei quali erano denominati in moneta straniera", ha scritto il Times. Quando i risparmiatori sono arrivati per salvare il loro denaro, le banche islandesi non avevano riserve sufficienti per coprire i prelevamenti, quindi tutte e tre le banche sono fallite e passate sotto il controllo dello Stato.

Si scopre che più di 120 municipi britannici, così come università, ospedali, associazioni di beneficienza avevano depositi bloccati nei conti bancari islandesi. La sola università di Cambridge aveva circa 20 milioni di dollari, mentre le forze di polizia 15. Città come Kent, Surrey, Sussex e Lancashire avevano circa 170 milioni congelati in Islanda, ha scritto il Telegraph. Anche gli sbirri avevano soldi in Islanda!

Quindi pensateci: qualche operatore di subprime a Los Angeles offre "prestiti truffaldini" per mutui alle persone che non hanno liquidità di modo che si possano comprare case nella California del sud. Quei mutui così magri si globalizzano attraverso il sistema bancario mondiale e, quando questi marciscono, spingono le banche a interrompere il prestito di denaro, per la paura che anche le azioni di tutte le altre banche siano tossiche. La crisi del credito colpisce l'Islanda, che cade sulla sua sbronza. Nel frattempo, il dipartimento di polizia di Northumbria, in Inghilterra, aveva investito alcuni dei suoi risparmi, e, ora che quei conti sono congelati, può essere costretto a ridurre le pattuglie nelle strade, questo weekend.

E qui sta la verità centrale della globalizzazione, oggi: siamo tutti connessi e al timone non c'è nessuno. La globalizzazione dà - è stata questa democratizzazione della finanza ad aiutare il rinforzamento della crescita globale, che ha sollevato molti abitanti di India, Cina e Brasile dalla povertà degli scorsi decenni. La globalizzazione toglie - è stata questa democratizzazione delle finanza a permettere agli USA di contagiare il resto del mondo con i suoi mutui tossici. E ora, dobbiamo sperare, la globalizzazione ci salverà.

Il reale e sostenuto intervento nella crisi avverrà quando le imprese più forti compreranno quelle deboli - su scala globale. La scorsa settimana, la banca Credit Suisse ha rifiutato un prestito dal governo per raccogliere capitali freschi dal Qatar, dalla famiglia Olayan dell'Arabia Saudita e dalle industrie Koor di Israele. La banca giapponese Mitsubishi ha comprato una partecipazione nella Morgan Stanley, probabilmente salvandola dalla bancarotta ed evitando una discesa ancora più rapida del Dow Jones. E il Banco Santander spagnolo, che era stato risparmiato dal peggio della crisi dalle conservatrici regole bancarie del suo Paese, sta comprando l'americana Sovereign Bankcorp.

Sospetto che presto vedremo la stessa tendenza interessare le industrie. E, una volta che il fumo si è dissolto, sospetto che ci troveremo a vivere in un mondo di globalizzazione messa su con gli steroidi - un mondo in cui le chiavi dell'economia globale sono intimamente legate come non mai. Sarà un mondo in cui l'America non sarà capace di grattarsi l'orecchio, figuriamoci di rotolarsi a letto, senza pensare all'impatto delle sue azioni sulle economie degli altri paesi.

E sarà un mondo in cui la diplomazia e sistemi regolativi multilaterali non saranno più una scelta. Saranno una realtà e una necessità. Siamo tutti soci ora.

Solito. Potrei aver sbagliato qualcosa: cose abbastanza tecniche per le mie conoscenze. L'autore è Thomas L. Friedman, uno dei più famosi editorialisti e scrittori americani. E sì, si dice "prelevamenti" quando si parla di soldi. E non so voi, ma io mi sento consolato; ndgeffe.

2 commenti:

Andrea ha detto...

Purtroppo risento delle mie scarse competenze in ambito economico...
http://ilbaco.ilcannocchiale.it

Nich ha detto...

Perchè, pensi che Geffe ci capisca qualcosa? Lui traduce e basta.