martedì 20 gennaio 2009

Nuovo presidente, di là dall'oceano

Dice di essere stanco.
Ringrazia Bush.
Dice una cosa su tutti i suoi predecessori. E celebra la grandezza del popolo che è stato vicino ai valori fondativi della nazione.
Brutti tempi, dice. Il paese è in guerra, e c'è la crisi. La scuola rovina troppi studenti e la sanità costa troppo ai contribuenti.
Pausa enfatica, dice America e tutti urlano.
Va a braccio, peraltro.
Non si muove dall'affermazione dei valori americani rispetto alle aspirazioni di chiunque, nel mondo.
L'America è più grande delle bravure dei suoi singoli, e migliore delle divisioni che la attraversano.
Oggi si comincia a mettere insieme i pezzi, e a rifare l'America. Ovunque guardiamo c'è qualcosa da fare. (E' questo il vero ringraziamento per Bush?)
Ci sono alcuni che contestano le nostre ambizioni, ma hanno poca memoria: dimenticano le grandi conquiste già ottenute.
Questa crisi ci ricorda che senza un occhio guardiano il mercato può andare fuori controllo, ferme restando le sue capacità di diffondere ricchezza e benessere.
Rifiutiamo come falsa la differenza politica fra la nostra sicurezza e i nostri ideali. (grandissimo!...)
Giro alle grandi questioni internazionali: Afghanistan, minaccia nucleare.
Una cosa militarista sullo sconfiggere i nemici.
Non possiamo più permetterci (verbo interessantissimo) soglie di povertà al di là dei nostri confini.
Le nostre sfide possono essere nuove, i modi in cui le affronteranno saranno nuovi. Ma i valori con cui contiamo di batterli sono vecchi, e sinceri.
Ci viene richiesta un nuova era di responsabilità. Dobbiamo rispondere ad una serie di doveri, e non c'è niente di più bello di dedicarsi alle cause che ci chiamano ad agire. Questa è la nuova misura della cittadinanza.
Richiamo poetico alla fondazione degli Stati Uniti e ai padri della patria.
... quando nulla tranne speranza e virtù poteva sopravvivere.
Orizzonte davanti e sguardo di Dio sopra, si va avanti per il cammino.
Grazie, God bless you, eccetera.
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Un bel discorso, già istituzionale e piuttosto puntato. Non nasconde i brutti tempi all'orizzonte, il lavoro che c'è da fare e i grandi pericoli del futuro. Smorza il richiamo ai sacrifici con patriottismi e motivi della sua campagna elettorale (speranza contro paura). Rinuncia al finalone entusiasmante e dal sapore storico, sicuramente non per mancate capacità (ne ha fatti a decine) ma, immagino, per coerenza con l'aria che tira.
Meglio così.

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