lunedì 10 ottobre 2011

Eligible, not too stupid. Intelligible, and cute as Cupid. Knowledgeable, but not always right. Salavagable, and free for the night

Una delle cose che mi appassiona di più della musica pop, è che ci può stare dentro qualsiasi cosa e ogni cosa al suo posto: che, tralasciando per un attimo il nodo qualitativo, la diffusione quantitativa di una galassia di prodotti culturali di massa mette insieme pezzi più o meno pesanti della vita delle persone, avvicina e allontana, nelle logiche dei soliti gradi di separazione. Non sto parlando con toni liquidatori delle persone che possiedono la collezione completa dei dischi di Orietta Berti e Toto Cutugno (che comunque esistono, eh, eccome: pensateci bene. Esistono: hanno un lavoro, una vita sociale e sentimentale, i mestieri da fare e le vacanze da programmare) ma di cantare a squarciagola una canzone insieme ai propri amichetti intorno a un tavolo e di cantarne un'altra insieme a una massa di sconosciuti a un concerto milanese. Più in generale, mi riferisco al reticolo sterminato di canzoni e suoni, parole e immagini in cui caschiamo dentro con diversi gradi di profondità e trasporto, del quale condividiamo quello che ci capita di condividere: gli avanzi, sono i Beatles.

(Conclusione facilona, lo so. Però il concetto funziona. Nel caso, sostituire la parola Beatles con equipollenti credibili.)

E insomma dentro questi magici mondi ci sta un sacco di roba. Ci sta anche la megalomania di Stephin Merrit, leader dei Magnetic Fields. Settimana scorsa, ho ascoltato molto un loro disco e ne sono uscito frastornato. 69 Love Songs è uscito nel 1999, ed è uno dei dischi più giganti e pirla che io conosca. E' un disco triplo, contiene -fantasia al potere- 69 canzoni d'amore e ha la caratteristica di rivisitare e rivoltare decine di generi musicali con senso dell'umorismo e consapevolezza, disinvoltura e grazia. Frank Sinatra e gli Smiths, The Jesus and Mary Chain e gli Smash Mouth: c'è dentro di tutto. E' un gigantesco gioco di riferimenti e citazioni, che si dispiega però tramite una rara competenza tecnica. Come ha detto il suo autore, non si tratta di un disco che parla di amore. Si tratta di un disco che parla di canzoni d'amore, "which are very far away from anything to do with love." 
Sono quasi tutte canzoni piccole, messe su con un'aria vagamente dimessa qui e più intensa là. Non ci sono brani memorabili che spiccano rispetto alla media: è una cosa più organica e corale, e un pezzo alla volta l'opera prende forma. Mettendo insieme i singoli tasselli ci si accorge di aver di fronte un disco pazzeschissimo. Per darvi un'idea della ricchezza stilistica, sui crediti ufficiali è scritto che Merrit ha suonato i seguenti strumenti: 
Digitech vocalist, Roland harmonizer, vocoder, ukulele, baritone ukelele, Kaholas ukelele, Admira classical, acoustic-electric 12-string guitar, lap steel, fado guitar, bass guitar, mandolin, autoharp, Marxophone, ukelin, tremeloa, violin-uke, sitar, zither, violin, musical saw, keyboards, synclavier, Moog Satellite, piano, harmonium, Wurlitzer electronic piano, organ, rhythm units, recorder, ocarina, pennywhistle, Maestro wind synthesizer, Hohner melodica, Paul Revere jug, rumba box, xylophone, kalimbas, Radio Shack 75-in-One Project Kit, drum kit, cymbals, rain stick, chimera, maracas, conga, bongos, triangle, bells, tambourine, washboard, steel drum, Chicken Shakers, finger cymbals, springs and Slinky guitar, pipes, bamboo harp, spirit chaser, sleighbell, fingersnaps, thunder sheet, cabasas, cowbells, gong.
Già.
Potrei proseguire nel tentativo di raccontare un po' 69 Love Songs, ma fidatevi: è un sommo capolavoro. Sfido chiunque -anche i fan di Toto Cutugno e Orietta Berti: soprattutto loro- a non trovare almeno 25 canzoni che gli piacciono.

Una delle mie canzoni preferite del disco si chiama A Chicken with Its Head Cut Off. La struttura del brano è più o meno country, ma lui la canta da crooner e ci ha buttato dentro qualche pettinata che ne alleggerisce l'ascolto. Merrit dice di avere tutti dei casini sentimentali, e li esprime per mezzo della metafora del pollo senza testa che corre da tutte le parti; si concede anche un breve momento d'ironica autocommiserazione: Who'd fall in love with a chicken with its head cut off? It ain't pretty.
Funziona: il cuore senza testa è un po' il concetto basilare dell'amore occidentale, almeno dagli stilnovisti in poi.
Non so se Merrit ne fosse al corrente, io spero di no perché la coincidenza sarebbe way più gustosta, però nella storia americana una cosa simile si è verificata letteralmente: e il pollo c'è rimasto 18 mesi, senza testa. Poi è morto. 
Magici mondi: lessi della cosa su questo libro fatto apposta per i rompipalle come me, qualche anno fa.

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