domenica 15 giugno 2008

Da quando Colombo non naviga più

Ho letto un po' di cose in giro per la rete sulla cultura calcistica di noi italiani, sul nostro modo di essere tifosi e sulla totale assenza di ogni forma di misura che dimostriamo di avere ogni volta che ci sono in ballo manifestazioni internazionali.
E mi è tornato in mente la famosa battuta di Winston Churchill, che dovrebbe essere parte integrante di ogni corso di storia di ogni scuola del paese: "Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero delle guerre, e perdono le guerre come se fossero partite di calcio."

Solite cose: l'arte dell'io l'avevo detto, della tragedia per un gol sbagliato, dell'arbitro che ci penalizza (quando nemmeno Byron Moreno nel 2002 ci penalizzò così tanto, se andiamo a vedere) e poi però se la buttiamo dentro grazie ad un rimpallo e se Mutu tira un rigore da dilettante, beh, quello è normale.
Io rinnovo la grande stima per Donadoni e in qualche -scellerata- misura confermo il mio pronostico.
Ma.
Mi sembra che per timbrare definitivamente questo tipo di discorsi -in cui anch'io mi riconosco- il pezzo del Corriere di oggi sia perfetto: un mese dopo l'ufficialità delle convocazioni e a due giorni dalla partita più importante, uno dei cronisti sportivi più importanti d'Italia scrive un articolo in cui dice che ci voleva Inzaghi, a questi europei.

1 commento:

Nich ha detto...

Speriamo che Gio si stia lavorando bene gli olandesi da convincerli a battere i romeni, tutto qua.