venerdì 13 febbraio 2009

Sittin' on the dock of the mess

Nel 1790, un prussiano timido, solitario e intelligente di nome Immanuel Kant pubblicò un libro intitolato La critica del giudizio. Al liceo questo è un po' il fratello perdente, del giro delle critiche kantiane, perchè si studia dopo le altre due e viene di conseguenza un po' trascurato.
Oltre a tutte le riflessioni complicate e alle eventuali rivoluzioni copernicane (il bello è nella sensibilità di chi guarda, non nella composizione dell'oggetto guardato), in questo volumazzo è tuttavia di grande rilievo l'idea del sublime.
Il sublime è diverso dal bello, diceva IK, perchè se il bello scaturisce dall'allestimento di forme armoniose e ponderate, da parti integranti di una necessaria forma di equilibrio, il sublime è frutto della catastrofe e dell'oltranza. Percepire il sublime significa prendere coscienza delle piccolezze umane rispetto alle immensità di una natura incurante delle sue disastrose potenzialità.
Il sublime è il cugino pestifero del bello, sempre pronto a ricordargli che il battito d'ali di qui ribalta il tavolo di là, e che i disastri non sono un'eccezione delle regole, ma una loro diversa interpretazione.
Per provare a fare un esempio, bella era Pompei e sublime l'eruzione che l'ha sepolta.

Il sublime moderno è ancora più incasinato, e si basa molto sulla possibilità (offerta dai mass media) di poter assistere alle catastrofi senza doverne soffrire, al riparo anzi da ogni eventuale pericolo ed eventualmente affiancati dalla voce di un reporter che vive al nostro posto quello che vediamo. Eccetera.
Ricordo che questi discorsi si sono fatti parecchio ai tempi dello tsunami, quando chi più chi meno, chi prima chi dopo, si confessava tutti un favorevole giudizio estetico delle immagini più violente e devastanti (e intanto si mandava l'sms per i soccorsi, detto senza toni di accusa). Qualche tempo fa, inoltre, è morto un compositore tedesco (non ricordo il nome) che qualche giorno dopo gli attentati del 9/11 disse di aver assistito alla più grande opera d'arte di tutti i tempi, di fronte alle immagini degli schianti aerei.

E' un tipo di pensieri piuttosto sadico, mi rendo conto.
A me piace il fuoco, e recentemente ho timbrato il cartellino, con tutte ste menate, per via della tremenda ondata di incendi che si è abbattuta sull'Australia uccidendo quasi 200 persone. Sotto una delle immagini più innocue:


4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho capito più Kant leggendo questo post che al liceo... E ho detto tutto!
Ah... era Karlheinz Stockhausen.

GF ha detto...

Ah, io avevo una prof fissatissima per Kant, che non a caso mi ha trasmesso grande interesse per le sue robe.
Stockhausen, esatto: io non so una mazza della sua musica, ma mi ha detto un conoscente che era considerato un vero geniaccio nell'ambiente...

Anonimo ha detto...

Direi "sublime" questo post. Però dai troppa importanza al sublime "dinamico" (espressione della potenza annientatrice della natura, di fronte alla quale l'uomo prende coscienza del limite) e trascuri quello "statico" con cui non più la natura bensì l'uomo prende coscienza della sua superiorità grazie alla sua morale e alla sua ragione. Che poi non è altro che il messaggio di fondo di Kant, vale a dire pensare che attraverso il riconoscimento di un limite ci si possa considerare migliori.
Cos'è, mi stai diventando romantico?

GF ha detto...

Sì, ho un po' segato la distinzione fra i due sublimi e altre cosucce.
Il romanticismo ha tanto segnato la nostra mentalità che un po' tutti lo siamo, in fondo: non mi piace molto nella sua versione uomo solitario sulla rupe, ma in generale ci sta.
Filosofi preferiti, oltre a IK: Pascal, Leopardi e Barney Panosky (La versione di)...