mercoledì 5 gennaio 2011

Take these chances/2

Vai a sapere per quali motivi, ma nel multiforme mondo del mercato musicale esistono band molto cagate in USA e molto poco cagate in Europa.
La Dave Matthews Band è una di quelle band, come mi ha confermato anche un loro fan americano qualche anno fa. Per capirci, la scorsa estate la DMB ha messo insieme 62 date in 50 città diverse. Una media davvero notevole, considerando che non avevano nemmeno un disco da promuovere.
A me piace abbastanza, la DMB. Non solo perché il loro leader ha recitato una parte dentro a una puntata di Doctor House, ma soprattutto perché è gente che suona un rock piuttosto elaborato, che si appoggia molto su influenze jazz, senza però rinunciare all'efficacia melodica dei brani composti.
Ho ascoltato un bel po' di volte Remember two things, anni fa, e ne ho conservato un bel ricordo. Mi è sempre piaciuta molto la prima traccia di quel disco: Ants marching, anche perché, trasferendola sull'esperienza umana, cerca di sovvertire la convenzionale metafora di apprezzamento dell'esistenza alacre e operosa delle formiche.
Sia chiaro che a me stanno molto simpatiche le formiche, come quasi tutti gli insetti. Però mi piace lo sforzo di considerare il tutto da un punto di vista diverso: Ants marching parla di esistenze concitate e tuttavia molto statiche, vissute col fiato corto e sgretolate dalla routine, settimana dopo settimana. Parla di uomini che vivono come formichine, e parla alla formichina che respira in ciascuno di noi, senza cedere a fastidiosi e ipocriti toni snobistici da rockstar inconsapevole delle sue grasse fortune.


E quello è Central Park. New York City. Pieno zeppo di gente.
E ho appena letto un articolo su Slate che mi ha molto colpito.
Stando alle cifre pubblicate dalla rivista Billboard, negli ultimi 10 anni la DMB ha venduto più biglietti di qualsiasi altra band del pianeta: 11.230.696. Il dato ancora più incredibile è la cifra di denaro complessivamente incassata: 500.000.000 di dollari.
Cinquecentomilioni di dollari. Una band che in Europa è conosciuta poco e male.
Oltre all'afflusso oceanico di fan, uno dei segreti del successo, spiega il pezzo di Slate, è il basso costo dei concerti della DMB: anche Lady Gaga raccoglie cifre altissime, ma i suoi concerti coinvolgono uno staff molto più esteso e pretenzioso. Quindi le esibizioni costano molto di più: i suoi primi pezzi di tour mondiale, addirittura, andarono in perdita.
Ai concerti della DMB i fan vanno perché adorano le canzoni. Non ci vanno per godersi coreografie spettacolari e balletti trascinanti. Ma soprattutto, ci vanno per gustare le spiccate doti di improvvisatori dei componenti del gruppo, peculiarità che esalta l'elemento d'imprevedibilità di ogni show e accende ogni volta gli entusiasmi dei cultori, sempre -legittimamente- speranzosi di assistere a spettacoli mai uguali ai precedenti.
Quindi il valore aggiunto dei concerti è connaturato al valore della band, e non comporta investimenti ulteriori.
E l'amore per la musica fine a se stessa, per il ricamo armonico e per la concessione di spazio all'estro del momento tornano a casa tranquilli, sazi e sereni. Per la felicità di noialtri.

Poi il pezzo si conclude con un parallelo -in riferimento alle strategie con cui si conducono i tour- a una delle band più influenti degli anni '60, i Grateful Dead.
Però lo copincollo e poi vado a letto. Ascoltando Ants marching, naturalmente.
If that sounds familiar—not the music, the strategy—it's because DMB is pulling an old trick, one pioneered by the Grateful Dead, a band beloved of business school professors and folk-lovers alike. As described in the delightful Marketing Lessons From the Grateful Dead, the famed jam band produced only a few well-known albums and songs. But they toured constantly—playing about 200 shows a year from 1965 to 1995. And they courted their fans, treating the concert like a service rather than a commodity, and their fans like members of a community rather purchasers of a product. Lo and behold, the Dead became one of the most successful bands of all time.

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